RITORNO A SAN CATALDO

SAN CATALDO 1

Proseguono i lavori di scavo nel sito archeologico di San Cataldo adagiato sulla splendida “Baia dei Muletti”. Lì, fra il terreno argilloso e i bianchi ciottoli levigati dal mare, affiorano anche cocci di ricordi, i reperti della nostra appartenenza!
Ne scrive diffusamente anche lo studioso archeologo VITTORIO GIUSTOLISI nel suo “Parthinicum e le aquae segestanae .

DAL RICORDO DI UN ANZIANO
«… Questa festa noi l’avevamo tenuta grosso modo fino al 1950. Consisteva, dunque, nell’andare in molti a San Cataldo, almeno coloro i quali avevano la possibilità di spostarsi con mezzi vari, ma anche a piedi e poi, magari, ritornare in paese sui carretti, a ggritta [in piedi], cuomu egghié [come capitava], o con biciclette.
SAN CATALDO 3Lungo quella meravigliosa spiaggia, dinanzi l’antica cappelletta, si benedivano i cavalli, gli animali in genere e la gente si portava di tutto; c’erano quelli che erano della zona di Milioti, la parte alta del Nocella, della pianura che, grosso modo, si trova oggi quasi di fronte a Città del Mare. Scendevano da tutto questo pianoro, dove c’erano allora delle mandrie con relative mànnari [masserie]; inoltre venivano da Trappeto … veniva un sacco di gente, era una festa grande. C’era la messa nella chiesetta di San Cataldo, praticamente sulla spiaggia, oggi ridotta un rudere se non addirittura scomparsa.

[…] Si andava a San Cataldo con Padre Mercurio prima, Padre Bertolino dopo, per una ricorrenza che era molto sentita dalla popolazione: lì c’era un incontro fra persone non solo locali, ma anche di altri paesi vicini. Dopo la messa e la benedizione degli animali, cu cantava, cu ballava, cu mettieva a rustiri [c’era chi arrostiva]; c’era ron Turiddu Matarazzu ca vinnìa càlia e simienza; l’antinna cu Vicienzu Pigghiantinni […]». ( da “Fammi rari un muzzicuni, ca ti cuntu un cuntu!” di Faro Lo Piccolo e Giuseppe Ruffino, pp.101-102)

È un ritorno ideale e fisico insieme: il concreto tentativo cioè, di riprenderci una superba bellezza troppo colpevolmente e incredibilmente dimenticata.

Ma è anche e soprattutto un luogo, un sito, una baia, un promontorio che vanno risanati, bonificati, SAN CATALDO 2disinquinati e restituiti intatti alla vita di noi tutti, come nei racconti degli anziani, quando il Nocella non era inquinato, quando a monte non c’erano le distillerie e gli scarichi abusivi di ogni genere.

Una grande opera di bonifica, dunque; una sfida alta a cui la sana politica (quella vera, non affaristica, se ancora ne esiste) dovrà prima o poi mettere mano.

Il servizio video che segue, curato da FRANCO CASCIO, oltre a riprende alcune perplessità sollevate in queste settimane (soprattutto sui social network) da estimatori del luogo e appassionati di archeologia, registra soprattutto i qualificati pareri dell’Archeologa della Sovrintendenza ai BB.AA. Rosa Maria Cucco e del Direttore dei lavori Arch. Irene Cavarretta. Infine l’Arciprete di Terrasini Renzo Cannella.

(Giu.Ru.)


 

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