TERRASINI SCUOLA: “Giorno Della Memoria”, Seme Da Coltivare

LA MEMORIA - CopiaANCHE LA SCUOLA DI TERRASINI RIFLETTE SULLO STERMINIO DI MILIONI DI PERSONE, SOPRATTUTTO EBREI, ATTUATO CON METODO SCIENTIFICO DALLA GERMANIA NAZISTA. 

E già, la memoria …
La perdita della facoltà di ricordare è già di per sé insopportabile quando, per accidente o altro, colpisce l’individuo. Ma sarebbe inconcepibile se, per assurdo, la stessa malasorte si abbattesse sull’intera umanità. Essa, di fatto, cesserebbe di colpo la propria esistenza fisica e culturale. L’insieme dei ricordi individuali, infatti, costituisce la rete della memoria collettiva. Cioè la Storia.

Spiega il contadino Alcide Cervi, padre dei sette fratelli fucilati dai fascisti il 28 novembre del 1943: «[…] Difendo la memoria loro e insegno ai giovani. Questi sono i miei due ministeri».
E più avanti aggiunge: «[…] Vedete per esempio il paragone con la quercia. Mi hanno detto sempre così nelle commemorazioni: tu sei una quercia che ha cresciuto sette rami, e quelli sono stati falciati, e la quercia non è morta. Va bene, la figura è bella e qualche volta piango nelle commemorazioni. Ma guardate il seme. Perché la quercia morirà, e non sarà buona nemmeno per il fuoco. Se volete capire la Storia, guardate il seme. Il nostro seme è l’ideale nella testa dell’uomo». (I MIEI SETTE FIGLI, Alcide Cervi-Renato Nicolai -Prefazione Sandro Pertini- Ed. Riuniti, 1979).

Nella “Giornata della Memoria” del 2015, credo sia sostanzialmente questo lo spirito con cui i docenti dell’Istituto Comprensivo “Giovanni XXIII” hanno voluto e saputo dialogare con i loro alunni e le loro alunne sul più selvaggio attacco mortale della storia di tutti i tempi perpetrato contro l’umanità.


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One comment on “TERRASINI SCUOLA: “Giorno Della Memoria”, Seme Da Coltivare
  1. Ho sempre invidiato, tutti quei ragazzi che avevano avuto come insegnante di lettere il mio padrino. Il mio è il padrino di cresima che, per affetto , nonostante la mia non più giovane età, continuo a chiamare padrino. Egli era quell’insegnante (ora in pensione) che tutti a scuola avrebbero voluto avere; ti faceva amare la materia, disponibile verso i ragazzi e con una spiccata sensibilità di educatore. Infatti, pur se non richiesto dal programma scolastico, periodicamente accompagnava le sue classi alla Sinagoga di Roma. I ragazzi poi venivano preceduti per le stanze del museo da un addetto che raccontava loro cos’era stata la shoah. Oggi che la giornata alla memoria è, giustamente, stata resa istituzionale, è compito della scuola farsi carico di continuare l’opera di conoscenza della shoah, e ciò a prescindere dalle iniziative personali che sono sempre le benvenute. Ciò, perché non si rischi che le generazioni di oggi e di domani, non debbano conoscere o dimenticare. Primo Levi, in risposta ad una bambina, disse: “Piuttosto che di crudeltà, accuserei i tedeschi di allora di egoismo, di indifferenza, e soprattutto di ignoranza volontaria, perché chi voleva conoscere la verità poteva conoscerla e farla conoscere”.

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