La “Fiesta Rî Schietti”, Non è Solo Folklore

copertina schietti

Sull’origine e sulla simbologia della Festa dell’Albero (o rî Schietti), che si svolge ogni anno a Terrasini in coincidenza con la Pasqua cristiana, non ci sono pareri univoci. Sono del tutto assenti, infatti, i documenti storici diretti o indiretti che, in qualche modo, ne chiarirebbero la matrice.

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Un aspetto però appare evidente: la Festa (che qualcuno preferisce chiamare “rito”) non inizia e si esaurisce con la semplice “alzata” dell’albero alla zzita la domenica di Pasqua. Il complesso del rituale include, infatti, altri momenti altrettanto signaficativi che precedono la domenica pasquale, ma che sfuggono ai più. Si citano qui alcuni di questi momenti: a) il numero dei componenti del comitato organizzatore (la ddibbutazioni); b) il taglio del melangolo (arànciu àiru); c) il sacrificio del “crasto” (un tempo agnello); d) l’addobbo dell’albero con tutti i suoi oggetti simbolici.

TAGLIO ALBERO

Il taglio del melangolo

Nulla a che vedere, ad esempio -è il caso di sottolineare-, con l’antica tradizione le gare delle “alzate” che si prolungano per tutto il pomeriggio della domenica, o quelle dei bambini (“pulcini”) nei giorni precedenti. Tuttavia, questi innesti innovativi sul corpo originale del rito, se da una parte hanno sottratto molto alle antiche suggestioni (era invitabile sotto l’incalzare del tempo), dall’altra hanno probabilmente consentito alla Festa di sopravvivere fino ai giorni nostri. L’importante, nel nostro attuale contesto storico, è non far perdere di vista, soprattutto ai giovani, le origini e i procesi che hanno condotto all’oggi. In questo senso, forse, quello dei “pulcini” potrebbe essere un ottimo spunto su cui far leva.

Intanto deve far pensare che nè il Pitré nè il Salomone Marino ne abbiano mai minimamnete accennato nelle loro vaste ricerche e produzioni. Il riferimento più antico (anni Cinquanta del Sec. scorso) consiste in una breve citazione contenuta nel libro del terrasinese Mons. FRANCESCO PAOLO EVOLA intitolato “Storia delle origini della Chiesa Maria SS. delle Grazie”. Prima di lui il silenzio e il buio più assoluti.

antico stemma

Il bozzetto originale realizzato dall’artista Prof. Giovanni Ventimiglia

Tuttavia, forse proprio questa indeterminatezza ha alimentato nel tempo varie ipotesi, pur se pochi sono stati coloro che sono riusciti a elaborare per iscritto e pubblicare le loro teorie. Il primo ad aver tentato di fornire in modo ordinato e compiuto una possibile chiave interpretativa delle origini della Festa, è stato SALVATORE CASCIO (direttore della Biblioteca comunale di Terrasini fin dalla sua fondazione) con uno studio inserito nel libro “Quotidiano e immaginario in Sicilia. Burgisi, santi e poveri diavoli nel Partinicese”, antologia di scritti di vari autori, curato da Giuseppe Casarrubea (Palermo, Vittorietti, 1984). Secondo Cascio la “Festa” si inserirebbe nel grande alveo delle ritualità pagane connesse al ciclo delle stagioni e ne fa risalire l’origine intorno al 1860.

Recentemente (2012) ha invece visto la luce la pubblicazione del libro di FARO LO PICCOLO “All’ombra dell’Albero più bello”, Ed. Simposium (con la stesura di Giuseppe Ruffino e approfondimenti di Graziella Moceri). Una nuova teoria secondo cui la “Festa” sarebbe di origine ebraica, databile intorno alla fine dell’800. Lo Piccolo, segunedo il filo di una sua personale ricerca, parte da un antico casale denominato “Giudeo” di Balestrate.

(Le pubblicazioni citate possono essere consultate o chieste in prestito presso la Biblioteca comunale di Terrasini).

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