ASPETTANDO “LI SCHIETTI” ALL’OMBRA DELL’ALBERO


 

Grande curiosità e apprezzamenti per questo “preambolo” fuori stagione della “Festa di li Schietti” (i nostri giovani celibi del vecchio contado in attesa di “maritarisi”), organizzato dalla PROLOCO. Ma anche qualche perplessità su alcuni momenti messi in piazza. È in assoluto la prima volta che questo avviene e, come in tutte le prime, c’è molto da affinare. L’iniziativa va senza dubbio incoraggiata e riproposta nei prossimi anni. 

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di Giulia Randazzo

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Piazza Duomo 1957. In primo piano Benedetto Maniaci, uno dei più famosi addobbatori dell’Albero. (archivio T.O.)

Il tradizionale albero di melangolo addobbato a festa sopra il carretto siciliano trainato dall’immancabile sciccareddu, anch’esso adornato di tutto punto con i tipici pennacchi piumati e specchietti colorati, fa capolino nel caldo pomeriggio d’agosto, richiamando, nella sua discesa dal corso Vittorio Emanuele, terrasinesi sorpresi e turisti estasiati.

Inizia così, con un leggero ritardo sulla tabella di marcia, la Prima Edizione di “Aspettando la Festa di Li Schietti”, l’anteprima promozionale delle celebrazioni della “Festa dell’Albero”, meglio nota come “Festa di li Schietti”, che si tiene  ogni anno nel giorno di Pasqua (ma alle spalle ha tutta una ritualità che parte da almeno un mese prima).

ALBERO 3Una preview organizzata dalla Pro Loco di Terrasini  col supporto del Comitato degli Schietti, cui è affidata la presentazione dell’evento attraverso la voce di Gaetano Carollo, speaker della manifestazione.

Gradevole, in questa occasione, la modalità di svolgimento della “alzata” dell’albero (anche se  – va detto ‒ ha fatto storcere il naso a non pochi estimatori del rito), questa volta liberata dalla tirannia del cronometro connesso alla gara dell’alzata (che nulla hanno a che fare con la festa originale).

Gli schietti, grandi e piccoli, si spostano in diversi punti del centro storico, da Piazza Duomo giù verso Piazzetta Viviano, (dinanzi alla statua dello Schietto) per dimostrare forza (ma più tecnica che forza) dinanzi ai turisti e ai tantissimi paesani accorsi, testimonianza questa del legame che ogni terrasinese sente con quell’albero addobbato di ciancianeddi e nastrini colorati e con questa festa di cui è indubbio il valore storico ed etno-antropologico.

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Anni ’90. Il momento del taglio del melangolo (albero di arancio amaro) -Archivio T.O.-

Scopo dell’evento la promozione a fini turistici di una manifestazione ancora scarsamente conosciuta al di fuori  dei confini territoriali,  così come le sue origini, il significato e i tratti distintivi del rito, finendo invece con l’assumere, nell’immaginario comune, le caratteristiche di una mera gara di forza e di resistenza seguita da spettacoli musicali e giochi pirotecnici che poco hanno da spartire con una tradizione carica di complesse simbologie.

Certo, si deve prendere atto che, da diversi decenni,  la complessa ritualità della Festa si è ridotta a questo. Si è come spogliata del suo senso  e del suo passato, trasformandosi  in qualcosa di molto diverso dalle origini, con quella gara cronometrata che, se è stata funzionale nei primi anni per un suo rilancio, ma che oggi si rivela noiosa nella sua piatta ripetitività.

Non sono critiche fine a se stesse queste, ma uno stimolo a reinventare alcune modalità coerenti con la tradizione più autentica, poiché si sa bene che non vi è nulla di immutabile nel trascorrere degli anni e dei decenni.  Non dimentichiamo, inoltre, che una festa, un rito come la festa dell’Albero (o di li Schietti, che dir si voglia) è pari a un bene architettonico materiale, che va salvaguardato da interventi non sempre compatibili.

Va dato tuttavia atto agli organizzatori, alla Proloco in primis col suo presidente Massimo Zerilli e ai giovani schietti del Comitato, che l’occasione promozionale, realizzata con grandi sforzi e a costo zero, ha riscosso grande successo e partecipazione di pubblico.

Ha forse difettato la comunicazione. Infatti la “promozione” ha efficacia se c’è un ritorno in termini culturali; se il turista comprende ciò a cui sta assistendo, se cioè, si ritrova coinvolto nella “spiegazione” stringata, ma efficace, delle origini e sul significato culturale della festa, delle modalità di svolgimento nel corso dei decenni, anche attraverso mostre fotografiche (che già esistono).
Ma c’è ancora tempo, negli anni a venire, per affinare le modalità del così detto preview.

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Il momento dei “maccarruna” (foto D. Conigliaro)

Due momenti all’interno della manifestazione si sono distinti per importanza ed intensità. Da una parte la serenata in dialetto siciliano alla zita affacciata al balcone (di Palazzo La Grua), messo in  scena dai cantori dell’associazione “ Quelli della contradanza”; dall’altra la sagra dei macarruna ed un piccolo mercatino artigianale, il tutto a cura della Associazione Alba, gruppo nato nel marzo scorso grazie all’impegno, tra gli altri,  di Piera Randazzo e Monica Messina. L’associazione è composta  – va presisato ‒  da genitori di ragazzi disabili residenti  nel nostro territorio. Il ricavato  della vendita dei maccarruna e degli oggetti artigianali sarà utilizzato per realizzare alcuni progetti ancora in embrione e a cui dedicheremo più ampio e meritato spazio nei prossimi giorni.


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One comment on “ASPETTANDO “LI SCHIETTI” ALL’OMBRA DELL’ALBERO
  1. Forse, caro Giuseppe, si dovrebbe fare un piccolo libriccino, in cui spiegare cosa è la festa degli schietti e raccontare la sue origini. A Palermo, in occasione della festa di S. Rosalia o altro, si è fatto. Poi si fa in maniera di distribuire attraverso bar, pro loco, ecc.

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