di Piero Di Ranno

Domenica estiva, caldo che scioglie anche i pensieri; Terrasini piazza Falcone -Borsellino ore 17,30.
Due giovani (un uomo e una donna) passeggiano tenendo, ognuno di loro, al guinzaglio un cane.
I due interrompono la loro passeggiata davanti al monumento ai caduti che si trova al centro della
piazza. Sembra che stiano leggendo i nomi dei terrasinesi vittime delle guerre; non è così. Uno degli animali (quello peloso che si trova da una parte del guinzaglio) ha scambiato l’aiuola che circonda il monumento per una lettiera; l’altro animale (quello con gli occhiali che si trova all’altro capo del guinzaglio) rimane in attesa che l’evacuazione canina si completi. Una persona, un terrasinese, che si trova in piazza, fa notare che quello non è certo il posto più adatto per far espletare i bisogni fisiologici dell’animale peloso.
(A questo punto, per ragioni pratiche, darò un nome di fantasia, ma perfettamente calzante, al possessore del quadrupede defecante; d’ora in poi lo chiamerò: il CRETINO) Il CRETINO solleva e abbassa, quasi impercettibilmente, le spalle e assume una espressione seccata, asserendo che non può farci niente, il cane deve c@c@re.
Si sa, la pazienza e il bon ton sopra una certa soglia di gradi Celsius si sciolgono come una noce di burro su un tegamino rovente: intervengo.
Dico al CRETINO che è un incivile, che dovrebbe trascinare via da lì il cane ma prima raccogliere le deiezioni.
Lui, il CRETINO, spazientito, mi dice, con un accento che ne rivela senza possibilità di equivoco la provenienza geografica (un paese del circondario, vi do un aiuto: c’è una grande distilleria): “non ci scassare la m@@@@ia, io sugnu un turista” (fate lo sforzo di leggere questa frase pensando all’accento di quel paese limitrofo al nostro citato prima, rende meglio). Tralascio la mia replica alla prima parte della frase del CRETINO (ricordate: il caldo, il bon ton, la noce di burro…) e vi chiedo di concentrarvi sulla seconda parte: “io sugnu un turista”. A parte l’ilarità che questa affermazione suscita (io l’ho preso ampiamente per il c@@o, imitando l’accento del CRETINO e chiedendogli “A Ci, cu st’accentu turista si?”), bisogna riflettere su quanto e perché sto tizio abbia ragione nel definirsi “turista”.
Terrasini (in particolare durante la stagione estiva) è una sorta di porto franco, dove tutto è possibile.
Non c’è il minimo controllo, pertanto si può: posteggiare dove si vuole (intendo fuori dalle strisce blu) con il minimo rischio di essere sanzionato, girare per il paese tenendo l’autoradio a tutto volume (sia di giorno che di notte), abbandonare per strada bottiglie di birra e bicchieri di plastica che stazioneranno lì per giorni e giorni, girare per il paese seminudo mostrando la finta gravidanza (finta perché sei un uomo), fare il bagno davanti ai faraglioni anche se quel tratto di mare è fortemente inquinato (fonte Giornale di Sicilia, rilevazione della Goletta Verde del 17 luglio), permettere al cane di ca@@re sull’aiuola del monumento ai caduti. Questo stato di cose attira nel nostro paese una moltitudini di CRETINI che pensano, per il solo fatto di consumare un gelato, di essere “turisti” e di essere importanti per l’economia del nostro piccolo centro (compro il gelato = arricchisco Terrasini). La cosa è abbastanza sconfortante ma cosi è.
Epilogo della vicenda cane-deiezioni-CRETINO.
Raccolta soltanto una parte delle feci canine, il CRETINO stava per andare via quando viene richiamato dalla persona, il terrasinese già citato, e invitato a raccogliere anche il resto della sua essenza depositata lì dal suo cane,lo fa poi va via: continua la sua visita turistica di Terrasini.

Iniziamo nel mettere dei cartelli di divieto, iniziamo a monitorare il territorio e iniziamo a rendere tutto più bello, chi non riconosce i beni comuni ma li deturpa con comportamenti sbagliati va sanzionato come nel resto d’ Italia, se Terrasini vuole essere un borgo marinaro importante deve seguire le regole del vivere civile