IL FORNO A TERRASINI

Riceviamo e pubblichiamo il comunicato del Comitato terrasinese per la tutela del territorio.

 Manco a farlo apposta, proprio in questi giorni, si torna a parlare di forno crematorio.

Il Consiglio Comunale ha, difatti, approvato il Piano delle Alienazioni e Valorizzazioni Immobiliari oltre al Documento di programmazione ed il piano triennale delle opere pubbliche 2026/2028 proposti dalla giunta comunale.

Tra i beni coinvolti vi sono 310 mq del nostro vecchio cimitero da destinare alla nuova struttura.

Dopo il dibattito degli anni passati, che vide anche una raccolta firme contro il forno, la questione torna attuale.

ECCO IL COMUNICATO:

Quindi la giunta Maniaci ci riprova: Il Consiglio Comunale ha approvato il Piano delle Alienazioni e Valorizzazioni Immobiliari ma anche il Documento di programmazione ed il piano triennale delle opere pubbliche 2026/2028 proposti dalla giunta.

Tra i beni da valorizzare mette in conto 310 mq del nostro vecchio cimitero da svendere ad una ditta di imprese funebri per fare un bel forno crematorio al servizio di tutta la provincia di Palermo. Il forno è nell’elenco delle opere pubbliche da realizzare nel triennio.

Il Tempio Crematorio costituirebbe, di fatto, il primo insediamento industriale inquinante, peraltro collocato nel pieno centro abitato di Terrasini, in via Partinico a poca distanza da civili abitazioni, scuole, attività commerciali, strutture turistico-ricettive e impianti sportivi.

Terrasini perde i suoi connotati di paese turistico di mare e assume le caratteristiche di centro per lo smaltimento di salme.

Intanto ad oltre due anni dall’ assemblea cittadina del 23 febbraio 2024 in cui il prof. Trombino incaricato per il Pug (Piano Urbanistico Generale) ci assicurò che nel giro di qualche mese potevamo avere un Documento preliminare del PUG, utile per cominciare a mettere ordine sul nostro territorio, siamo ancora a caro amico ……ti scrivo. Manca una delle relazioni propedeutiche per il piano: la relazione agricolo forestale che il nostro ufficio di Piano ed il suo responsabile arch. Milazzo fa fatica a produrre. Manca anche il Pudm (Piano di utilizzo del demanio marittimo) anche esso propedeutico per il  PUG. La mancata approvazione del Pudm ha inoltre  la grave  conseguenza che su tutti gli accessi al mare, distrutti per incuria e fatti naturali, non si può intervenire e non si può chiedere un finanziamento.

Insomma il Sindaco è occupato in altre faccende e, tra il mare un pochino inquinato, gli accessi al mare inesistenti o privatizzati, il piano regolatore in alto mare, si affida al forno crematorio per il futuro del nostro paese. Per tale forno la ditta Ecofarma di Carini non riesce a trovare una sede più appropriata.

Lasciando perdere la politica fallimentare della regione che dovrebbe coordinare e pianificare la realizzazione di impianti di questo tipo, calibrando il loro numero e la loro ubicazione in base alla popolazione, all’indice di mortalità e ad altri parametri demografici, ci inquieta che il comune di Carini che ha un territorio 5 volte più grande del nostro, l’inceneritore non lo vuole. Eppure la Ecofarma  è una impresa del suo territorio.

Ma non lo vuole neanche Partinico che ha un territorio 6 volte più grande del nostro e neanche Monreale che ha il territorio più grande della provincia di Palermo.  Non lo vuole neanche Cinisi.

Insomma non lo vuole nessuno !!            Solo il nostro sindaco Maniaci o…… chi per lui.

Ci chiediamo infatti chi decide le strategie e i piani di sviluppo del nostro paese.

Questo Comitato ribadisce che I forni crematori sono impianti inquinanti e, anche se fossero dotati delle migliori tecnologie, comunque immetterebbero inevitabilmente nell’ambiente sostanze tossiche e cancerogene dannose per la salute umana e per l’ambiente, diossine, mercurio e particolato ultra fine.

Il nostro territorio è uno dei meno estesi della provincia, è già gravato dalla presenza dello scalo aeroportuale “Falcone Borsellino” e dalle rotte aeree che inevitabilmente scaricano sull’abitato i residui della combustione.

Una scelta così impattante necessita di una discussione chiara e pubblica con i principali portatori di interesse, ovvero i Cittadini di Terrasini; si chiama democrazia partecipata. Questo Comitato ha già raccolto un migliaio di firme contro il progetto e diffida questa Amministrazione a perseguire tale progetto. Chiede un’assemblea pubblica per consultare le forze politiche, le associazioni, gli operatori turistici, gli imprenditori.

Terrasini 9 luglio 2026                                                                  Comitato per la tutela del territorio

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