“GENDER”: MA DI CHE STIAMO PARLANDO?

Crediamo sia opportuno ritornare sull’argomento. L’occasione ci è ancora una volta offerta dall’avv. Gianfranco Amato, presidente dell’ormai nota Associazione nazionale “Giuristi per la vita”, che sta tessendo in lungo e in largo mezza Sicilia fiancheggiato da qualche parroco e  – ahinoi! –  da alcuni politici regionali e nazionali. Da più parti, dopo l’iniziale infatuazione, ci si comincia a chiedere se dietro questa campagna non si nasconda qualcos’altro.

La Redazione

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E invece – contrariamente a quanto si possa pensare – dovremmo essere sinceramente grati a Gianfranco Amato perché, al di là delle intenzioni, sta inducendo tutti noi ad approfondire, a informarci, a confrontarci e a scontrarci (sì, anche lo scontro) su come si muove questo nostro odierno mondo sempre più frastornato.

Noi, in quanto giornale, ci siamo limitati la settimana scorsa a esercitare sull’evento di Cinisi (“Piano Peri”, dove sorge la chiesa “Redemptoris Mater”) il nostro diritto di cronaca-commento. Lo abbiamo fatto con l’arma dell’ironia, grazie alla penna mordace di Giulia Randazzo, nostra attenta collaboratrice che, assieme ad altri del giornale, ha seguito dal vivo la conferenza tenuta dall’avvocato varesino.

Quel martedì sera (18/8), tra il folto pubblico presente, non c’è dubbio che la gran parte fosse rappresentato da convinti cattolici seguaci dei “giuristi”, ma anche da altrettanto sinceri cattolici a lui contrari (scherzosamente definiti “infiltrati”); e poi insegnanti scettici; agnostici curiosi; omofobi dichiarati; anticlericali atei arrabbiati e persino – chissà – qualche gay e qualche lesbica in incognito. Insomma, nella sostanza, una esigua “rappresentanza” della variopinta società in cui volente o nolente viviamo.

Anche questa  – piaccia o meno –  è l’odierna società (italiana, europea, mondiale), ed è su questa variegata umanità che ci si dovrà misurare d’ora in poi, non con la contrapposizione sterile che pretenderebbe di cancellare a colpi di spugna ciò che “disturba”.
Cosa fare, allora: comprimere i diritti? negare cittadinanze? espellere? riesumare funeste leggi sulla purezza …? Oppure prendere atto che la percezione del mondo è mutata e mutante e, dunque, accettare la sfida lanciata dal Mondo moderno? (tema più aperto che mai nella Chiesa cattolica).

E allora, rimettiamo tutto nella sede reale in cui, a nostro avviso, deve estrinsecarsi il confronto: l’Istituzione educativa, la Scuola (pubblica o privata che sia; confessionale o aconfessionale). È in essa e fuori di essa (famiglie) che si sta attuando la sfida più alta con una proposta di legge (da pochi, purtroppo, letta e studiata) perfettibile quanto si voglia, ma che ha almeno il pregio di accettare la sfida, non facendo leva sulla paura, non mistificando o usando la menzogna, non estremizzando da ogni parte (pensiamo a un video circolante sui vari Net work, un esempio del tutto isolato di demenzialità didattico-sperimentale). Non è questa la realtà vera che avanza nel corpo ancora sano della nostra Scuola (imbecilli ce n’è dappertutto!).

Il “problema”, invece, si affronta con un alto spirito critico: la Scuola di ogni ordine e grado non sta sulla Luna, ma rispecchia in toto questa composita e fluida nostra società. Che fare altrimenti? Ogni categoria sociale fonda la propria scuola a immagine e somiglianza di sè (come già si sta facendo in qualche parrocchia del profondo Nord?). Ma siamo veramente convinti di aggirare così un ‘problema’ antico quanto l’umanità?

Non crediamo proprio che, così procedendo, in questa nostra Scuola il bullismo e la violenza (suicidi compresi) contro donne e altri generi, possano essere “governati” consapevolmente. Occorrono articolate e pensose strategie educative, rispettose delle diverse sensibilità, messe a punto da autentici esperti di ogni tendenza e ispirazione e non lasciate all’improvvisazione di qualche incosciente. La proposta di legge presentata in Parlamento ci pare vada in questa direzione. Un tempo anche l’inserimento nelle aule scolastiche dei “diversamenti abili” (anni Settanta), suscitò opposizioni varie. Eppure oggi sfidiamo chiunque a dimostrare che la Scuola, la società tutta, i nostri figli non abbiano ricevuto da quei provvedimenti una grande ricchezza culturale e morale.

Il guaio  – il vero guaio –  poi è che, in tutta questa intricata questione, si insinua un confronto artificioso e spesso strumentale sulla natura e/o il diritto degli omosessuali (e delle altre diversità di genere) di vivere fino in fondo la vita. Questa artificiosità sta rovinosamente scivolando nella sterile contrapposizione fra credenti e non, fra cattolici e non. Nulla a che vedere con la proposta di legge scolastica, niente di più fuorviante. Lo scontro porta a mistificare le questioni sul tappeto, a estremizzare da una parte e dell’altra, proponendo realtà falsate, deformate.

Tuttavia fra le tante osservazioni e i tanti rilievi posti quella sera dall’avvocato Amato, una ci sembrerebbe particolarmente seria ed è stato allorquando egli ha evidenziato che «il sistema giuridico italiano non ha ancora esattamente definito e codificato il reato di “omofobia”». Si tratta, in effetti, di questione molto grave, che può favorire ogni interpretazione e arbitrio in sede giudicante. Ma non si è spiegato il perché di questo vuoto, di questo ritardo. Noi crediamo che il motivo principale risieda nella forza (forza, non debolezza) della democrazia, che per sua intrinseca natura tende a portare a sintesi quella “variopinta società” cui all’inizio abbiamo accennato.

Non è mai perdita di tempo la democrazia (anche quando può sembrarlo), ma il tener conto delle varie posizioni e ispirazioni culturali e religiose da portare a sintesi. Tutte legittime, purché oneste.
Che se ne cominci a dibattere seriamente,
con coraggio e lungimiranza, a partire dalle nostre scuole, sedi naturali di incontro fra educatori e genitori.

 

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2 comments on ““GENDER”: MA DI CHE STIAMO PARLANDO?
  1. MA ANCORA UNA VOLTA, CON TUTTI I PROBLEMI CHE HANNO CINISI E TERRASINI (PENSO ALLA DISOCCUPAZIONE, ALL’IMMONDIZIA, ALLA DROGA E COSI VIA) VI SEMBRA QUESTO IL PROBLEMA PIù URGENTE ? SECONDO ME SI PARLA DI QUESTO PERCHè ALTRO NON SI SA AFFRONTARE

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