NON È ROSA QUEL CHE LUCCICA

 

A poche settimane dal voto amministrativo terrasinese (liste, assessori, ecc.) riprendiamo dal giornale web “diPalermo” un articolo di FRANCO CASCIO che ci fa ulteriormente riflettere sulle così dette “quote rosa”.

La preferenza di genere in discussione all’Ars, le donne da aiutare in nome di un malinteso senso del diritto e la sconfitta della politica, quella vera, che serve a noi tutti.

Lo spoglio delle schede ANSA/ ALESSANDRO DI MARCO

foto ANSA, Alessandro Di Marco

 

 

di Franco Cascio

 

C’è il medico condotto di un comune del palermitano, consigliere comunale uscente con un vagone di voti, che alle ultime elezioni rischiò di fare harakiri. Puntando sull’effetto trascinamento fece candidare nella stessa lista la cugina, a secco di voti e alla sua prima esperienza. Con l’accoppiata perfetta avrebbe ottenuto gli stessi voti.

Finì che la parente prese più preferenze e si posizionò davanti al medico, il quale si salvò solo perché alla lista scattò il secondo seggio. C’è il consigliere di un altro comune del palermitano che la sua fidanzata prima di trascinarla all’altare se la trascinò nell’aula del consiglio comunale. Accoppiata fissa la loro, in lista come nella vita.

copertina quote rosa

Immagine tratta dalla copertina del giornale web “diPalermo”

Casi come questi – per niente isolati, ne capitano a decine sia nei grandi che nei piccoli comuni – sono la conseguenza della preferenza di genere, la norma che permette la doppia preferenza nelle elezioni per i consigli comunali e che oggi qualcuno all’Ars ha deciso di mettere in discussione, andando quindi contro la legislazione nazionale e provocando la serrata trasversale delle donne politiche siciliane, forti anche del sostegno della ministra Maria Elena Boschi.

La norma che garantisce le pari opportunità, come è noto, da quando è in vigore, ha colorato più di rosa i consessi civici degli enti locali, fino a quel momento prerogativa quasi assoluta dei colleghi maschietti. Ma è davvero tutto rosa quello che luccica? C’è chi, come il grillino Cancelleri, per esempio, parla di tracciabilità del voto. In sostanza, secondo il parlamentare pentastellato, “l’obbligo di votare anche una donna è un modo per controllare i voti perché favorisce l’individuazione illegale di accoppiate prestabilite a tavolino”.

Cancelleri sbaglia, perché non c’è nessun obbligo di votare una donna. È possibile, infatti, esprimere la preferenza unica, solo per un uomo o solo per una donna. Nel caso di scelta di doppia preferenza, invece, i due candidati a cui si intende dare il proprio voto devono per forza rappresentare entrambi i sessi. E non è detto – lo scivolone sessista di Cancelleri si percepisce appena – che il secondo voto sia quello da destinare alla donna. Anche se meno frequentemente, infatti, può capitare proprio il contrario e cioè che sia la candidata donna a trascinare il candidato uomo.

In ogni caso, però, a pagarne le spese è la buona politica. Per un semplice motivo: il candidato accoppiato, uomo o donna che sia, quello che per capirci confida nella forza elettorale dell’altro, è di norma un candidato debole (come la cugina e la fidanzata), privo di un background politico, il più delle volte alla sua prima esperienza, che magari riuscirà a ottenere il seggio grazie all’effetto trainante dell’altro/a senza alcun merito se non quello di essersi accoppiato/a al candidato/a giusto. Il tutto a discapito di altri candidati, molto più capaci, rimasti fuori e del cui contributo la politica dovrà farne a meno.

La preferenza di genere allora c’entra poco con i diritti delle donne. Non è un diritto essere eletti grazie al lavoro e alle capacità altrui e non è un diritto ottenere posti nelle istituzioni in virtù del sesso. Né per una donna né per un uomo. Più che bisogno di uomini e donne distribuiti in egual misura c’è bisogno di bravi politici, che poi siano uomini o donne importa davvero poco. E non è vero che le donne erano penalizzate prima che entrasse in vigore la legge. Le donne in gamba che si vogliono spendere in politica – così come gli uomini – non hanno bisogno di aiutini.

Non ne hanno avuto bisogno quelle che prima della legge hanno saputo in maniera egregia rappresentare le istituzioni, spesso meglio dei colleghi uomini. Se davvero mirano a una vera parità, anziché stracciarsi le vesti per la proposta della cancellazione della preferenza di genere, inserita nel disegno di legge con cui l’Ars intende modificare la legge elettorale per i Comuni,  dovrebbero invece essere le prime contrarie a una legge che offende loro e offende la buona politica. Dice bene stavolta Cancelleri: “Noi le donne le aiutiamo così, le mettiamo in lista e si fanno eleggere”.

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One comment on “NON È ROSA QUEL CHE LUCCICA
  1. E' giusto che le donne si facciano conoscere per le loro competenze, non necessariamente cercando di scimmiottare i maschi. Purtroppo, però, sappiamo anche, che le donne in gamba, spesso, abbiano avuto difficoltà ad emergere sia nell'ambito lavorativo che politico.

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