IL SINDACO, L’IMPEGNO CIVICO E LA POLITICA VECCHIA E NUOVA

 

A proposito del Comunicato Stampa col quale si inaugura «una nuova stagione di protagonismo civico». Sembra quasi riecheggiare quanto scrivevamo l’altro giorno a chiusura di un nostro articolo sul problema dei rifiuti: «[…] Pensiamo anche che la nuova amministrazione debba produrre il massimo sforzo non soltanto nella direzione di atti concreti e precisi, ma anche in una poderosa azione “rieducativa”, corale ed emotiva[…]».

sindaco maniaci

di Franco Cascio

 

Il progetto di collaborazione civica del sindaco Giosuè Maniaci è forse senza precedenti nelle realtà degli enti locali.

La differenza rispetto alle iniziative sporadiche che finora si sono registrate e che hanno visto associazioni, movimenti e singoli cittadini spendersi per il bene comune, mettendo a disposizione le proprie braccia per pulire e sistemare gli angoli della città, sta tutta in quel “nero su bianco” che pone la collaborazione dei cittadini in un’ottica completamente diversa.

Maniaci, si potrebbe quasi azzardare, usa Terrasini come “laboratorio” della nuova idea di politica che accompagnerà le nuove e future generazioni, la stessa che da tempo ormai si propone come alternativa alla “vecchia” e che i “vecchi” nostalgici non si rassegnano ad accettare, confidando in un ritorno alle origini, quando gli amministratori amministravano per mandato ricevuto e in nome della democrazia rappresentativa, e i cittadini si facevano governare, lasciando il compito della gestione pubblica a coloro i quali avevano chiamato a rappresentarli.

Oggi non è più così. La quasi totale scomparsa dei partiti tradizionali, la discesa in campo della società civile, principi come democrazia diretta e partecipazione attiva hanno contribuito in maniera determinante a “sovvertire” il sistema.

I cittadini – complici soprattutto le nuove forme di comunicazione che hanno consentito a chiunque di esprimere la propria (seppur spesso scontata e banale) opinione –  hanno cominciato a rivendicare il diritto di rappresentanza, dopo essere stati ai margini dei processi decisionali.  Così per quella parte di cittadini – privi di ogni formazione e cognizione politica e per i quali la partecipazione attiva alla gestione della cosa pubblica è apparsa da sempre come un lontano miraggio – l’unico strumento a disposizione per rivendicare quel diritto di rappresentanza è stato quello di piantumare alberelli e fiori, sistemare le ringhiere e pulire i muri imbrattati. Un modo di intendere la politica che ha visto i cittadini sentirsi parte attiva, che li ha dotati di un ruolo, facendoli sentire pienamente coinvolti nella gestione della cosa pubblica.

Una visione, dunque, diametralmente opposta rispetto a chi la politica l’ha finora intesa nella maniera classica, tra ideali e ideologie, tra formazione e segreterie, tra incarichi di partito e militanza, tra compromessi e accordi, tra impegno per il bene pubblico dagli scranni del governo e dialogo con le opposizioni. Il modo “nuovo” di fare politica – piantare, pulire, più braccia … – ha finito per valorizzare quei cittadini finora esclusi, fautori di un’azione politica sempre in bilico tra demagogia e populismo, ma che ha ricevuto il consenso delle masse che non si è più riconosciuta in una classe politica che, comunque – e qui sta l’enorme contraddizione – determinava a esprimere. E dalle strade e le villette ripulite alle poltrone delle piccole e grandi istituzioni del Paese il passo è stato breve. La dottrina politica può pure andare a farsi benedire quando il consenso elettorale si ottiene con la ramazza tra le mani.

Giosuè Maniaci tutto questo sembra averlo capito e ha deciso di adeguarsi – almeno in questa prima fase e obiettivamente con grande lungimiranza – all’idea minimalista della politica odierna, facendola propria. E per quanto il suo background abbia un retroterra ideologico basato proprio sul metodo classico di intendere la politica, ha sposato sin dai primissimi giorni del suo insediamento quel metodo nuovo.

E lo ha fatto in due distinte fasi: la prima partecipando in prima persona e coinvolgendo i cittadini a dare un contributo per il paese (renderlo “più pulito, più accogliente, più vivibile, nell’interesse di tutti”); la seconda andando decisamente oltre, annunciando un atto di governo per regolamentare l’impegno civico. A conti fatti, una correlazione tra vecchio e nuovo. Un’azione amministrativa nei confronti degli amministrati che parte proprio da un’iniziativa di questi ultimi.
Il sindaco, non dimenticando “le sue competenze e le sue responsabilità d’istituto”, ha deciso quindi di regolamentare quelle che finora erano azioni spontanee dei cittadini, sulla base di quanto previsto dalla legge.

Un regolamento che detterà la linea su come e dove intervenire sui beni comunali, «una sorta di disciplinare di incarico – si legge nel comunicato stampa del Comune – che riconoscerà ed autorizzerà ufficialmente la collaborazione civica».  Insomma, Giosuè Maniaci è riuscito a “istituzionalizzare” l’impegno civico dei cittadini, quel nuovo modo di fare politica, da un lato rafforzandolo, dall’altro prendendone di fatto la “gestione”. Bisognerà capire adesso quanto sopravvivrà la spontaneità una volta regolamentata.

E, soprattutto, bisognerà vedere quanto e come, questo nuovo approccio socio-politico potrà conciliarsi col collaudato (risolutivo) “vecchio” modo di fare politica, nel momento in cui si dovranno affrontare problemi ben più complessi e non si potrà sfuggire agli accordi e ai compromessi. 

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One comment on “IL SINDACO, L’IMPEGNO CIVICO E LA POLITICA VECCHIA E NUOVA
  1. Se ho ben capito da un lato si predica la necessità di eleggere sindaci manager e nominare gli assessori con curricoli adeguati ai compiti assegnati e dall'altra si promuove l'amministrazione fai da te. In mezzo un'intera classe di personale dipendente poco efficiente (si dice) per carenza di adeguati strumenti e scarsa attività di riqualificazione. La politica non è vecchia o nuova, la politica ha sempre la stessa funzione e persegue sempre gli stessi obbiettivi. Non è materia per dilettanti allo sbaraglio ma per donne e uomini con le giuste qualità e un'adeguata preparazione.

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