LE POLEMICHE DELL’ARCA

 


LE POLEMICHE. Dopo il dietrofront degli organizzatori che hanno annullato il “Terrasini Arca Festival”, parte dell’opposizione consiliare ci va giù pesante con un comunicato al vetriolo. Forse dal sapore strumentale, forse dal sapore politico. Intanto procede a gonfie vele la rassegna letteraria “Un mare di libri”. L’assessore alla Cultura: «Apprezzata la vivacità culturale di Terrasini. Richieste da scrittori e editori per essere inseriti in calendario. Lavoriamo per una sessione invernale della rassegna».

arca polemiche

 

di Franco Cascio

 

È un po’ come quando il fuoriclasse di una squadra di calcio si infortuna. Una brutta entrata, un piede messo male, una caduta scomposta. Capita. Chi gioca a certi livelli un infortunio deve metterlo nel conto. E la colpa non è di nessuno. Eppure i tifosi un responsabile devono lo stesso trovarlo: il mister (che non avrebbe dovuto schierarlo), il preparatore atletico (che non l’ha fatto recuperare a dovere), fino al giardiniere (il prato sembrava un campo di patate).

In realtà nessuno ha precise responsabilità. Ma il gioco preferito dagli italiani, si sa, è individuare responsabili per poi condannarli senza appello.

Ed è anche il gioco preferito di ogni forza politica di opposizione che si rispetti, di ogni ordine e grado, di ogni realtà locale, da Roma Capitale a Borgo Tre Case. Cercare responsabilità, attaccare la maggioranza  – e quindi chi governa la città –  sempre e comunque, pur con la consapevolezza che quella maggioranza, quel governo della città, in realtà responsabilità non ne ha.
Fa parte comunque del gioco, nel calcio come in politica, e quindi in fin dei conti ci può pure stare.

La vicenda dell’associazione Arca, degli spettacoli a pagamento messi nel cartellone dell’Estate Terrasinese, del flop dovuto all’assenza di spettatori, della decisione finale di annullare l’intera rassegna è un chiaro esempio di quella pratica diffusa che porta a cercare responsabili a ogni costo, seppure sia abbastanza evidente che, chi viene chiamato in causa – l’amministrazione, l’assessorato al Turismo, il Direttore artistico – non ha nessuna colpa.

Ricapitoliamo. I tempi risicati (Giosuè Maniaci si è insediato a giugno) e soprattutto l’impossibilità di spendere un centesimo (il bilancio fermo al palo) quasi costringono l’amministrazione comunale ad affidare a una società privata l’organizzazione di spettacoli a pagamento pur di avere in cartellone eventi di tutto rispetto oltre a quelli messi in piedi grazie a veri e propri miracoli degli Assessorati al Turismo e alla Cultura e del Direttore Artistico Vincenzo Cusumano.

Tempi risicati (ancora una volta), cattiva diffusione pubblicitaria, modalità di vendita dei biglietti discutibile e altri fattori portano gli organizzatori ad annullare dapprima alcuni singoli eventi e, infine, tutta la manifestazione nel suo complesso. D’altronde è abbastanza logico quando di mezzo c’è un privato: se un prodotto non tira si toglie dal mercato.

Logico per tutti ma non per alcuni consiglieri di opposizione che, con un comunicato di fuoco, hanno attaccato tutto ciò che c’era da attaccare, senza sconti per nessuno. Attacco, a dire il vero, più strumentale che non si può. Ma forse anche fin troppo strumentale tanto da pensare che in realtà l’uscita del gruppo consiliare che fa riferimento all’ex sindaco Cucinella potrebbe avere ben altro significato. Politico.

Un modo, insomma (ma è solo un punto di vista pronto a essere tranquillamente smentito) per “stanare” le altre forze politiche di opposizione, le quali  – benché dichiaratesi tali –  ancora “qualcosa di opposizione” non l’hanno fatta.

Il comunicato stampa sulla vicenda Arca, dunque, da parte dei “cucinelliani”, come scusa per rivendicare l’unico e indiscusso ruolo di forza di opposizione del paese.

Se così davvero fosse – ribadiamo, solo una considerazione – bisognerebbe riconoscere l’acume politico del consigliere Dario Giliberti, autore del comunicato che gli altri consiglieri del gruppo Cucinella hanno condiviso.

Ritornando alla vicenda in sé, invece, non ha torto il sindaco Maniaci quando dice «qualcuno non ha ancora compreso che Turismo non vuol dire spettacoli estemporanei e non programmati, ma si inizia con la riqualificazione del territorio, con la pulizia della città, con i parchi, le ville, le fontane funzionanti, con nuovi spazi ricreativi».

In realtà una “responsabilità” però la nuova amministrazione ce l’ha.  Evidentemente, in chiave di sviluppo e riqualificazione turistica del paese, non ha valutato adeguatamente un fattore determinante: il nome di Terrasini, il “brand” Terrasini, è ancora troppo legato alla “politica” turistica della giunta precedente, nonostante i provvedimenti del sindaco atti a riportare un minimo di ordine. Quella politica che agli occhi dei visitatori ha fatto apparire Terrasini unicamente come una località di svago spensierato in grado di offrire spettacoli poco impegnativi e la possibilità di far baldoria senza limiti nella piazza principale.

Occorre allora innanzitutto  lavorare per sdoganare Terrasini, togliergli la nomea di paese dormitorio e di villeggiatura. Fare in modo, insomma, di essere in grado di attrarre un diverso target di visitatori, quello che, per intenderci, andrebbe a pagare il ticket per assistere a uno spettacolo di qualità, come accade in tutti i centri turistici degni di questo nome. Un lavoro che deve vedere la totale sinergia tra gli Assessorati alla Cultura e al Turismo.

Intanto, procede a gonfie vele la rassegna letteraria Un mare di libri, domani al terzo appuntamento. L’evento culturale terrasinese sta facendo parlare di sé negli ambienti culturali palermitani. «Ci sono giunte richieste – dice soddisfatta l’Assessore alla Cultura Maria Grazia Bommarito – da parte di scrittori e di case editrici, attratti dalla vivacità culturale che offre il paese, che vorrebbero essere inseriti nel calendario dell’evento. A quanto pare Terrasini rappresenta un’ottima e ambita vetrina.  Per questo stiamo pensando di dare vita a una sessione invernale della rassegna, ampliandola con dibattiti e convegni». 


 

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